La vita: esplorazione gioiosa di un mondo sconosciuto.

In un mondo che cambia costantemente e rapidamente, novità e complessità diventano la norma: il desiderio di affrontare le innovazioni ed il possesso degli strumenti per farlo preparano l’individuo a padroneggiare l’evolvervi della vita. La motivazione a ricercare nuovi impegni e la determinazione a perseverare nelle attività intraprese, anche se irte di ostacoli ed imprevisti, richiede la capacità di superare la paura dell’ignoto, il timore per i possibili insuccessi, la resistenza ad intraprendere il difficile e l’inusuale.

Il sentimento di sfida è innato: i bambini piccoli compiono azioni anche pericolose, pur di imitare gli adulti e cercare di essere come loro. Chi frena il desiderio di crescita dei propri bambini, impedendo loro di fare i propri errori o di impiegare il tempo necessario, anche se tanto, per compiere in maniera autonoma le proprie attività,  impedisce loro di acquisire l’esperienza occorrente a padroneggiare nuove competenze. Come in ogni ambito educativo, è importante trovare il giusto equilibrio tra  “il troppo” ed il “troppo poco”, tra la necessità di trasmettere la sensazione di sicurezza e protezione garantendo la propria presenza fisica e psicologica, e la possibilità di concedere spazi sempre più ampi alla conquista dell’autonomia.

Sono due aspetti solo apparentemente in contrapposizione: perfino i piccoli scimpanzè dimostrano di essere molto più intraprendenti e pronti ad affrontare le novità, se si sentono protetti da una presenza rassicurante.

Per potenziare l’intraprendenza è importante non porre un’enfasi eccessiva sulle gratificazioni estrinseche che potrebbero togliere valore all’acquisizione di competenze e condurre gli alunni ad essere motivati solo dalla ricerca del “premio”. E’ bene, inoltre, dare peso più che al risultato finale al processo necessario al suo raggiungimento, evidenziando come il fatto di sperimentare abilità nuove porti ad una crescita personale.

La paura dell’insuccesso ed il timore di non rispondere in modo adeguato alle aspettative degli adulti significativi, riducono il desiderio di tentare esperienze nuove o di cercare nuovi approcci ad attività abituali.

Creazione di un sentimento di sfida verso sé stessi con l’obiettivo di migliorarsi

Feuerstein considera questo aspetto uno degli elementi fondamentali nella crescita dell’individuo. La mediazione della disposizione positiva verso il nuovo ed il complesso, insieme a quella del senso di competenza, permettono di stimolare il desiderio di “imbarcarsi in un’avventura” per raggiungere mete sempre più lontane. Il mediatore può fare in modo che i soggetti a lui affidati provino soddisfazione nell’affrontare compiti nuovi e difficili, inducendoli a lavorare con serietà e consapevolezza ma arginando ansia ed insicurezza nei confronti del futuro.

La creazione di un sentimento di sfida verso se stessi può essere paragonato all’esplorazione di un territorio nuovo e sconosciuto. Avventurarsi in un‘impresa difficile richiede determinazione e perseveranza come scalare una montagna: le vette che simbolicamente l’individuo conquista danno l’euforia del successo.

Se una persona ha una storia di fallimenti alle spalle, la sua capacità di mettersi in gioco si abbassa a tal punto da farlo reagire a nuove sconfitte con aggressività o depressione e passività. Una persona sfiduciata probabilmente eviterà di sottoporsi ad ulteriori delusioni che potrebbero riproporgli momenti di disagio ed umiliazione. A lungo andare può giungere all’immobilismo mentale, rinunciando all’azione. E’ un meccanismo di difesa della mente, è come se l’individuo dicesse a se stesso: “non è vero che non riesco, sono io che non voglio.” Assumendo, di conseguenza atteggiamenti di ribellione e/o rifiuto evitando tutto ciò che non è più che sperimentato e certo.

E’, quindi, compito del mediatore innanzi tutto studiare attentamente l’obiettivo da proporre e l’iter da programmare per il suo raggiungimento, e, contemporaneamente, valorizzare tutti gli aspetti positivi del processo di lavoro portato avanti dal soggetto, per aiutarlo ad accettare gli eventuali errori come scogli da superare e non come dimostrazione di incapacità. Ciò, lo aiuterà a contenere il senso di frustrazione dandogli l’energia necessaria a proseguire nel suo lavoro.

L’adulto ha un ruolo determinante nel promuovere l’intraprendenza dei bambini e varie possono  essere le strategie di intervento:

Il mediatore:

  • riduce l’ansia legata alla complessità di attività nuove, ponendosi come referente coinvolto nell’azione ed evidenziando a priori l’esistenza di difficoltà insite nel progetto: “E’ un compito difficile quello che stiamo per affrontare. Sono curioso di vedere come ce la sbrigheremo!”
  • Predispone attività nuove e complesse che stimolino il senso di sfida in base alle effettive competenze possedute da ogni soggetto.
  • Incoraggia curiosità, originalità, creatività ed interesse culturale, propone attività non convenzionali in un’atmosfera non giudicante.
  • Porta esempi di persone che sono state in grado di affrontare novità e difficoltà, superando ostacoli anche apparentemente insormontabili.
  • Rende esplicito il processo necessario per poter raggiungere il successo: “Questo importante ed arduo progetto richiede pazienza, spirito d’iniziativa, tempo ed energia. Nel corso del lavoro dovremo porre molta attenzione ai vari passaggi per evitare di ripetere più volte gli stessi errori e per predisporre un piano che ci serva da guida in altre occasioni”
  • Incoraggia i bambini a sperimentare esperienze stimolanti “Prova lo scivolo più lungo, vedrai che brivido: è divertentissimo!”
  • Rende consapevoli i soggetti delle loro competenze in crescita nell’affrontare le novità e le difficoltà focalizzando l’attenzione sugli aspetti positivi del loro lavoro, in particolare se la visione d’insieme non è soddisfacente. “Non sei risuscito a finire il pranzo insieme ai tuoi compagni, ma hai mangiato velocemente tutta la verdura che avevi nel piatto. Bravo, sei sulla buona strada! Stai diventando un ometto”.
  • Incoraggia a sperimentare la fatica di affrontare attività impegnative piuttosto che risolverle per loro. “Vuoi venire fino al rifugio con noi a piedi? Benissimo, sono propria contenta! E’ una camminata lunga ed impegnativa, probabilmente ti stancherai molto, ma vedrai che vista stupenda da lassù.”
  • “Stai facendo il ritratto a Sara? E’ un bel lavoro, tutt’altro che facile. Penso che dovrai provare e riprovare molte volte prima di essere soddisfatto.

Pietro Pietrini, biochimico a Pisa, spiega che il cervello ha bisogno di sorprese per imparare. Gli eventi improvvisi si sono rivelati, secondo i risultati di una ricerca dei neurofisiologi dell’Università di Cambridge e pubblicati su Nature Neuroscience, necessari ad attivare la corteccia pre-frontale, l’area del cervello dove si realizza l’associazione tra un evento ed il suo significato. Alla base dell’apprendimento risulterebbe, pertanto, più utile la novità che la ripetizione. Con la risonanza magnetica si è dimostrato che la corteccia pre-frontale lavora proprio quando ha a che fare con eventi imprevedibili. La componente stimolante dell’apprendimento sembrerebbe essere la “curiosità” elemento legato alla sfera emozionale.

Da altre ricerche emerge il fatto che i ricordi più antichi e quelli che più tenacemente si conservano nella nostra mente hanno quasi sempre una componente affettiva (positiva o negativa) molto forte ed improvvisa.

Il bambino piccolo in particolare, ma ogni individuo a qualunque età, ha bisogno di continuità, di sicurezza nei riguardi del futuro, ha bisogno di poter guardare al domani contando su determinate certezze che gli tolgano l’angoscia del dubbio, dell’oscuro, dell’indefinito.

Come conciliare queste due esigenze in apparenza tanto dissonanti: il bisogno di sapere che il domani ci riserva elementi conosciuti ed affidabili con il bisogno di essere stimolati dalla presenza di elementi nuovi ed inaspettati? 

Da molti studi e, soprattutto, dall’esperienza diretta di educatori in ambiti diversi, dalla primissima infanzia all’assistenza per anziani, dalla scuola ai laboratori protetti per l’handicap,  è risultato che l’introduzione di novità e tanto più gradita e la capacità di affrontare l’imprevisto  tanto più facile, quanto maggiore è la stabilità del contesto in cui si vive. In un ambiente in cui ci si sente sicuri e protetti, ma anche liberi di fare esperienze, la personalità è sufficientemente solida da permettersi di affrontare il cambiamento senza viverlo con l’ansia di sgretolarsi e diventare altro da sé, rischiando di perdere la propria integrità.