Obiettivo crescita

Il bambino che entra nella scuola dell’infanzia  si trova ancora  nella  fase  esplorativa della vita. Sta imparando a conoscere il mondo, a vedere fino a che punto è in grado di influire su di esso e quanto siano gli eventi esterni ad influire su di lui. Non svolge un'attività specifica pensando al risultato che otterrà attraverso il suo operato, ma solo per il gusto che ne ricava dall'attuazione stessa.

Se ad un bambino di tre anni, quando si mette al lavoro, si domanda che cosa abbia intenzione di fare, è difficile che dia una risposta che preveda l’opera compiuta. Non comincia, per esempio, a disegnare o a manipolare plastilina avendo in mente il lavoro terminato, in quanto non è tanto l’aspetto del prodotto finale a destare il suo interesse, quanto il piacere che incontra esplorando il mondo del segno, della forma e del colore, creando accostamenti diversi, saggiando le conseguenze delle sue azioni.

Attraverso l'esercizio, la guida dell'adulto, l'imitazione dei compagni più grandi, imparerà a dare un significato alle sue produzioni, prenderà gradatamente coscienza del fatto che è in grado di ottenere dei risultati  prevedibili fin dall'inizio e che è possibile programmare il proprio lavoro a tal fine.

Al termine della scuola dell’infanzia  le sue attività dovrebbero ormai essere orientate verso una meta ben precisa. La funzione rappresentativa, che è la capacità di utilizzare un’immagine mentale del mondo circostante (avvenimenti, persone, oggetti…) al fine di ricordare il passato per  prefigurarsi il futuro, guiderà le sue azioni. La rappresentazione mentale costituisce un’idea interiore che riordina ed organizza il succedersi delle azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo.

La capacità di visualizzare e programmare il proprio operato si applica, nella scuola dell’infanzia,  a piccoli progetti, ad attività elementari di facile realizzo, ma crea gradatamente quell’impostazione mentale indispensabile a proiettarsi nel futuro per foggiarlo sulla base dei propri desideri.

Feuerstein ritiene che la propensione a fissare degli obiettivi e la perseveranza nel loro realizzo, costituiscano elementi essenziali nell’impostazione educativa, tanto da dedicarvi un Criterio della Mediazione

Mediazione della ricerca, della scelta e del conseguimento degli scopi.

La mediazione della Ricerca, scelta conseguimento degli scopi avviene quando il mediatore guida il soggetto attraverso il processo necessario a predisporre, pianificare e raggiungere una meta, rendendolo esplicito, individuando gli obiettivi da scegliere, discutendo su quali siano le strategie più efficaci per raggiungerli. L’elaborazione di un processo volto alla realizzazione del progetto è importante quanto il fatto stesso di completare il compito, in quanto porta a far propri atteggiamenti, pensieri, prassi lavorative, che plasmano positivamente il comportamento, diventando buone abitudini di lavoro, rendendole automatiche e, pertanto, non faticose.  Apparentemente il fatto di creare degli “automatismi” potrebbe sembrare contrario al processo di consapevolezza operativa che il metodo si pone come obiettivo. Al contrario, ciò che ci si prefigge attraverso la formazione di buone abitudini è di ridurre lo sforzo mentale necessario alle organizzazioni di base, in modo da lasciare la testa “libera” di impegnarsi ad affrontare gli aspetti complessi e significativi. Pensate a quando si comincia a guidare: freno, frizione, acceleratore, cambio, frecce, fari… mille cose occupano la mente riducendo la capacità attentiva nei confronti degli elementi essenziali (la strada, il traffico, i pedoni…). Nel momento in cui non ci si deve più fermare a riflettere sul percorso che il cambio deve fare per ingranare la retromarcia, o a cercare disperatamente la leva delle luci di posizione, è possibile prestare un’attenzione molto più completa e rilassata agli aspetti rilevanti della guida.

Il mediatore può favorire l’insorgere di atteggiamenti appropriati individuando obiettivi efficaci che rispondano ad alcune caratteristiche.

In particolare gli obiettivi dovrebbero essere: credibili: il soggetto deve essere in grado di concettualizzarli, capirli ed identificarli e deve credere nella possibilità che siano raggiungibili. Modificabili ,  suscettibili, cioè,  di essere monitorati e adattati in base al mutare delle situazioni e delle esigenze.

I bambini sono spesso impulsivi, hanno un forte bisogno di gratificazione immediata, vorrebbero vedere realizzati subito i loro desideri. Se non ci riescono in  fretta e con poco sforzo, gettano la spugna e cambiano rapidamente programma.

Ciò succede più frequentemente in due condizioni opposte: in soggetti deprivati ed in quelli che ricevono “gratificazioni” indipendentemente dal fatto di averle meritate.

I bambini le cui richieste sono sempre soddisfatte immediatamente, se non addirittura prevenute, non imparano a posporre la gratificazione e ad impegnarsi in progetti a lungo termine. I bambini deprivati che devono vivere nel “qui” ed “ora” per soddisfare le proprie necessità basilari di sopravvivenza, non hanno la possibilità di sviluppare le abilità necessarie alla programmazione del proprio operato, né, tanto meno, possono ritenere valido impegnarsi oggi per ottenere un ipotetico risultato in un futuro che non dà alcuna garanzia.

In ambedue i casi l’educatore deve aiutare il soggetto a sviluppare le abilità più strettamente correlate con la capacità di porsi uno scopo: un migliore livello di autostima, autonomia di lavoro, strategie di apprendimento più positive, indipendenti e ricche di risorse. Ma, soprattutto, deve trasmettere la fiducia nell’esistenza di un futuro che dipende, almeno in parte, dal proprio, personale intervento.

Il mediatore può:

Fornire supporto nel prendere decisioni:

“Pensa bene a come vuoi che venga il disegno per decidere quali materiali utilizzare (matite, pennarelli, tempere, collage….) Se vuoi possiamo fare qualche prova insieme, così hai degli elementi su cui decidere”.

Promuove autonomia nel programmare il futuro.

Adesso siete liberi di scegliere tra queste attività…. Dopo ne parleremo insieme, così confrontiamo le diverse esperienze.

Aiutare a suddividere un progetto complesso in elementi più piccoli alla portata delle capacità organizzative e manuali del bambino

Vuoi costruire un parco con la plastilina? Che idea fantastica! Vediamo che cosa vuoi metterci e studiamo come realizzare ogni parte (alberi, panchine, lago, persone, animali…). Che colori vuoi usare per gli alberi? Se vuoi ti insegno a preparare il marrone…

Aiutare ad individuare e predisporre stadi intermedi che spianino la strada per il raggiungimento di obiettivi più impegnativi.

Ti piacerebbe riuscire a saltare un metro di altezza? E’ un bel progetto! Vediamo quanto salti ora e quali esercizi puoi fare per migliorare. Che ne dici se per la fine dell’anno ci poniamo l’obiettivo di incrementare i tuoi risultati di 5 centimetri?

Tener conto degli interessi e della percezione che il soggetto ha di se stesso quando lo si aiuta ad individuare le sue finalità. 


Prefiggersi degli obiettivi non è una capacità secondaria. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Roma ha effettuato alcune ricerche che hanno dato risultati davvero interessanti. Gli studi compiuti hanno dimostrato che non sono solo le capacità cognitive a determinare il successo scolastico, ma c’è un fattore concomitante che assume un grande rilievo: la capacità di perseverare nel raggiungimento dei propri scopi.

La mediazione della ricerca, della scelta e del conseguimento degli obiettivi non consiste nel trasmettere il messaggio:”trovati qualche cosa da fare, ci sarà pure una cosa che ti interessa a questo mondo!” ma fa capo ad un concetto molto più preciso e pragmatico: l’idea che un obiettivo è il punto di arrivo di un percorso e che per raggiungere questo punto di arrivo bisogna essere in grado di lavorare a ritroso. “Se voglio ottenere la tal cosa, quanto tempo mi serve? Quali competenze devo possedere (che cosa devo saper fare, per utilizzare un linguaggio più adatto ai bambini)? Ho bisogno di aiuto? In caso affermativo, a chi posso rivolgermi? Quali materiali mi servono? Ce li ho? Me li posso procurare? Come?”

E’ un percorso che costituisce una valida guida anche per un adulto e che può essere trasmesso, con semplicità ed affetto, ai più piccoli. In tal modo i bambini si rendono conto che i loro sogni sono realizzabili, che possono assumere forma e consistenza attraverso la pianificazione, che ci saranno delle difficoltà e dei sacrifici da fare per concretizzarli, ma esiste la dimensione per farlo.

Per facilitare l’acquisizione della capacità di porsi degli obiettivi e di trovare le strategie per realizzarli, è utile anche affinare il pensiero divergente, sviluppando contemporaneamente l’abilità di fare ipotesi. Charles Terrassier, dell’Istituto di psicologia della Sorbona di Parigi, suggerisce un gioco di facile realizzazione, divertente e stimolante: “Il gioco delle conseguenze”.

Consiste nell’ideare situazioni irreali e domandare quali sarebbero le conseguenze se dovessero verificarsi veramente: “che cosa succederebbe se il sole splendesse 24 ore al giorno?, se una volta diventati anziani si ripercorresse a parte in dietro il tempo tornando ad essere giovani?, se il mare fosse in alto ed il cielo in basso?”

Le risposte che i bimbi danno molte volte ci stupiscono per la loro originalità ed il loro acume. In ogni caso stimolano a non fermarsi davanti a ciò che sembra impossibile.