Io, tu, noi… un mondo insieme

Jael Kopciowski 

Per molto tempo si è ritenuto che fornire un ambiente confortevole e protetto, promotore di socializzazione, fosse lo scopo fondamentale, se non l'unico, della scuola dell’infanzia. In quest’ottica, compito fondamentale degli educatori era quello di portare il soggetto a rendersi conto che esistono altri individui oltre a lui, individui portatori di volontà e desideri a volte molto diversi dai suoi, se non addirittura in antitesi con essi.   L’organizzazione di tutto quanto è legato alla dimensione sociale non è sicuramente più  considerata l'unica  attività della scuola dell’infanzia, ne resta, tuttavia, una delle colonne portanti.

La  vita in una piccola società fatta a sua misura, facilita al bambino la comprensione e l'acquisizione di tutte quelle regole del vivere sociale che lo accompagneranno nella crescita: imparerà a comprendere che è una  necessità  indiscutibile rispettare gli altri, collaborare con chi lo circonda, far emergere quanto di buono esiste in ognuno per trarre  vantaggi  dalla collaborazione di tutti.

Alla base del comportamento sociale c’è la capacità di condividere con gli altri il proprio pensiero, le proprie esperienze, i propri timori per ciò che preoccupa, le gioie per i buon risultati ottenuti.

Condividere esperienze, sentimenti e pensieri può essere utile sia per affrontare e risolvere insieme i problemi, creando una competenze maggiore e collettiva, sia per socializzare successi e soddisfazioni che sono molto più gratificanti se vissuti con la partecipazione dei propri simili.

La condivisione sviluppa empatia attraverso l’interazione sociale, costituisce il reciproco bisogno di cooperazione sia a livello affettivo che a livello cognitivo.

Feuerstein  ritiene che mediare il Senso di Condivisione sia uno degli obiettivi portanti del ruolo educativo in ambito sociale.

Mediazione del senso di Condivisione

La mediazione del senso di condivisione è collegato all’interdipendenza tra mediatore e soggetto e tra gli individui in genere. Si ottiene quando ci si focalizza su un’attività comune per rispondere insieme ai bisogni del contesto, si basa sulla capacità d’ascoltare punti di vista diversi dal proprio e di essere sensibile ai sentimenti altrui. La condivisione sviluppa empatia attraverso l’interazione sociale.

Si potrebbe simboleggiare attraverso due cuori uniti.

La condivisione comincia nel grembo materno, prosegue nel contatto oculare e, col tempo, diventa un’abilità che si concretizza individuando e pianificando obiettivi comuni. Si sviluppa tramite un’interazione di “dare e ricevere” in una comunicazione empatica ed attraverso sofisticate relazioni sociali.

Mentre il senso di condivisione è parte integrante di qualunque famiglia equilibrata, è, a volte,  ignorato in classe. Nella scuola tradizionale in cui l’insegnante domina e rivolge il proprio insegnamento agli alunni come ad un tutt’uno, ogni singolo studente rimane isolato e passivo. Il rapporto alunno-alunno è ridotto ai minimi termini e l’apprendimento è individualistico e basato sulla competizione.

D’altra parte bisogna tener presente che sempre più coppie hanno un unico figlio. Molti bambini senza fratelli e sorelle, spesso privi anche di relazioni strette con i cugini, vivono in un’atmosfera di solitudine all’interno della casa. La situazione diventa ancora più grave se i genitori sono separati ed il calore domestico rimane limitato ad un rapporto a due (per lo più madre-figlio), rapporto che rischia di esaurirsi o cristallizzarsi per “stanchezza” e mancanza di stimoli. In questi casi il ruolo  di promozione di esperienze sociali e formative della scuola dell’infanzia evidenzia tutto il suo valore in maniera ancora più significativa.

La realtà italiana vede molte strutture ben attrezzate per dare ai bambini l’opportunità di vivere la scuola come un luogo in cui sperimentare relazioni affettive, sociali e culturali potenziando di fatto quegli aspetti della formazione che nelle famiglie si sono indebolite. La scuola, per molti bambini, diventa così una seconda casa, ricca di occasioni di vita, di relazioni umane, di opportunità di crescita che si integrano, senza sostituirsi ma rinforzando, le esperienze che si possono fare tra le pareti domestiche.

Il mediatore, che sia il genitore o che sia l’adulto di riferimento a scuola,  può favorire l’insorgere dell’atmosfera di condivisione attraverso alcuni atteggiamenti che evidenziano come egli stesso, in prima persona, sia pronto ad assumere un comportamento aperto verso l’esterno.

Può, per esempio:

condivide le proprie idee ed i propri sentimenti, incoraggiando chi ha intorno a fare lo stesso.

Potenziare l’abilità di ascolto, ponendosi come modello nel dimostrarsi sensibile ai sentimenti del proprio prossimo e manifestando interesse per il loro punto di vista.

Promuovere attività di gruppo ed incoraggiare una suddivisione dei compiti che evidenzi le abilità che caratterizzano ogni singola persona.

Predisporre esperienze che evidenzino i benefici di un approccio democratico.

Incoraggiare attività di reciproco supporto e di condivisione dei rispettivi problemi.

Sottolineare l’utilità di condividere le risorse, anche se scarse, piuttosto che competere per esse.

Può, inoltre, avviare attività di cooperazione, ottenendo come risultato il potenziamento delle abilità sociali, avendo presente che:

  • Un ambiente che ispira fiducia si sviluppa grazie alla capacità di aprirsi agli altri.
  • Il concetto di sé viene rinforzato quando i successi sono condivisi e si affrontano i fallimenti insieme ad un ascoltatore attento e partecipe.
  • Condividere i propri pensieri aiuta a sviluppare i processi cognitivi ed a chiarire idee confuse.

La condivisione, in cui viene stimolata l’interdipendenza, è bilanciata dalla mediazione dell’ individualizzazione psicologica che incoraggia l’indipendenza delle azioni e dei pensieri.

Quanto più una persona è consapevole del proprio “essere” e si sente sicuro di sé, tanto più ricco è il contributo che porta al gruppo. Chi si sente fragile può percepire una persona con forte personalità come un pericolo nei suoi confronti e reagire con atteggiamenti di chiusura o di aggressività.

Non esiste il sé senza gli altri, non esiste relazione sociale senza consapevolezza del sé.


Il sentimento di condivisione si esprime, soprattutto in fase evolutiva, tramite la presenza di rapporti amicali con il gruppo dei pari.

Una ricerca[1] promossa dall’Università di Firenze ha analizzato il ruolo che le relazioni affettivamente connotate, giocano nel far fronte alla capacità di adattarsi al contesto scolastico. Partendo dall’assunto che il rapporto con l’amico/gli amici rappresenti un ponte tra il soggetto ed il mondo esterno i ricercatori notano che l’influenza sull’adattamento scolastico di buone relazioni amicali è già evidente nella scuola dell’infanzia, correlandosi, durante l’adolescenza, ad un comportamento sociale corretto ed a buoni risultati in ambito disciplinare.

La ricerca ha preso come riferimento principalmente alunni di prima e seconda elementare assumendo come indicatori dell’adattamento quattro dimensioni: 1) il livello di integrazione nel gruppo classe. 2) le modalità di interazione con i pari. 3) il coinvolgimento nel fenomeno del bullismo. 4) il rendimento scolastico, con particolare attenzione alle due principali aree, quella linguistica e quella scientifica.

Per quanto riguarda le prime voci risulta quasi implicito il loro collegamento con l’esistenza di rapporti amicali (la presenza di amici indica integrazione e richiede buone capacità di interazione con gli altri), costituisce, invece, elemento di grande interesse il collegamento tra la capacità  di costruire rapporti positivi con i pari ed il buon andamento scolastico.

Le conclusioni a cui i ricercatori sono arrivati possono essere così sintetizzate:

“I bambini con amici, rispetto a quelli senza amici, sono più capaci di rispondere positivamente alle richieste dell’Istituzione sul piano relazionale, comportamentale e dell’apprendimento [……] I bambini senza amici si distinguono per la loro aggressività, sono maggiormente coinvolti in scontri fisici [……]. Anche sul piano del rendimento scolastico denunciano maggiori difficoltà.”

Promuovere la costituzione di un ambiente socialmente positivo in cui il senso di condivisione sia alla base delle relazioni adulto/alunni e alunni/alunni, favorisce, di conseguenza, anche un buon rendimento scolastico  mentre incoraggiare la competizione tra pari può portare come conseguenza fenomeni di disagio, soprattutto per i più fragili emotivamente.


[1] La ricerca è tratta da un articolo di Giovanna Tomada  inserita nel Nucleo monotematico Star male a scuola. Indicatori e correlati del disagio scolastico, a cura di A. Fonzi,  Età Evolutiva 2002, Ed. Giunti