Il valore della mediazione nel rapporto affettivo con l’educatore. 

Jael Kopciowski

Il metodo Feuerstein si pone come obiettivo il potenziamento delle capacità mentali basandosi  sul principio che l’intelligenza non è un fattore predeterminato e stabile, ma un elemento in continua evoluzione. Ciò ha come diretta conseguenza che il ruolo dell'adulto in campo educativo è fondamentale.  Alcuni interrogativi possono essere utili agli educatori per operare con i soggetti di cui si occupa, in particolare se di presentano specifiche esigenze educative.

Quale è la funzione che l’intelligenza copre nell’ambito complessivo del comportamento umano?

Quale definizione possiamo dare di “intelligenza?”.

Quali sono le sue origini, cioè: come si crea, quali sono le condizioni che ne causano l’insorgere?

Che cosa provoca una varietà così ampia di modalità operative, in termini sia qualitativi che quantitativi?

Ma, quello che più interessa, se optiamo per un approccio interattivo e riteniamo che l’intelligenza sia un processo in continuo movimento, è l’aspetto operativo: quali sono le condizioni che ne facilitano lo sviluppo ed il potenziamento e quali, al contrario, gli elementi la cui presenza o assenza crea delle barriere al processo di reciproco adattamento tra ambiente e persona?

Il metodo Feuerstein tenta di dare risposte a questi interrogativi. Ritiene che l’intelligenza non sia un tratto stabile ed immodificabile della personalità, ma un elemento passibile di evoluzione, modificabile in senso positivo grazie ad una corretta interazione con l’ambiente. L’intelligenza è caratterizzata dalla plasticità, è “un processo sufficientemente vasto da comprendere un’ampia varietà di fenomeni che hanno in comune gli aspetti dinamici ed i meccanismi dell’adattamento” (Feuerstein, 2003) e può essere definita come: “la propensione di un organismo a modificare se stesso quando si confronta con i bisogni di accomodamento che si vengono a creare in rapporto ai differenti contesti di esperienza”  (Feuerstein). Esiste, all’atto pratico, una forte coesione tra risposte autoplastiche, dirette a modificare lo stato interiore dell’individuo e risposte alloplastiche che sono dirette a modificare l’ambiente. Basandosi su questi presupposti, ci si pone come obiettivo il miglioramento della qualità della vita, attraverso il potenziamento delle abilità cognitive e relazionali. Un educatore, secondo Feuerstein, è veramente pronto ad assumere il proprio ruolo quando condivide questi principi:

  • Gli esseri umani sono modificabili.
  • La persona che sto  educando è modificabile.
  • IO sono in grado di modificare la persona che sto educando.
  • IO stesso posso (e devo) essere modificato.
  • La società può (e deve) essere modificata dall'apporto delle singole persone che la compongono.

Feuerstein esplicita le condizioni che permettono la modificazione positiva e fornisce indicazioni riguardanti l’ambiente in cui operare, l’approccio educativo da instaurare, predisponendo esercitazioni pratiche, utili all’individuazione ed al superamento di eventuali carenze cognitive. I concetti di Propensione e Potenziale d’apprendimento, di Modificabilità Cognitiva, di Funzionamento, di Mediazione sono alla base della sua teoria psicologica.

Per Modificabilità Cognitiva si intende la capacità degli esseri umani di cambiare la struttura stessa del loro funzionamento cognitivo con lo scopo di adattarsi alle situazioni che si evolvono nel corso della vita. La modificabilità non è il semplice riflesso a stimoli esterni o una risposta a cambiamenti interni quali per esempio la crescita: è soprattutto il risultato di una serie di atti volontari e consapevoli che possono e, in alcuni casi devono, essere guidati da una persona esterna. L’organismo umano, esposto ad un’esperienza di apprendimento mediato, è in grado di modificare in maniera stabile il proprio stile cognitivo, cioè le proprie funzioni di base quali, ad esempio, memoria, capacità attentiva, comportamento comparativo; può discostarsi in maniera anche significativa dallo sviluppo atteso.

Il Potenziale d’apprendimento è un insieme di comportamenti virtuali latenti che richiedono un certo impegno per essere resi manifesti. Ma la mente umana non si limita ad avere un potenziale latente, comunque precostituito, che può essere reso manifesto; le sue possibilità sono molto maggiori. Attraverso l’operato dell’educatore, possono essere costituite capacità che, da sole, non sarebbero esistite. Le modalità con cui la mente si modifica positivamente costituiscono la Propensione all’apprendimento.

Il funzionamento è la parte di potenziale messa in atto, cioè resa manifesta, osservabile dall’esterno. L’esistenza di un divario tra potenziale e funzionamento è la prassi.

Per Mediazione si intende quell’intervento, intenzionale ed attivo, che l’educatore offre alle persone con cui interagisce con l’obiettivo di sviluppare al meglio le loro potenzialità e di portarle gradatamente a raggiungere un livello di autonomia quanto più possibile piena e completa. E’ l’investimento, l’energia necessaria a trasformare il potenziale in funzionamento ed a creare possibilità nuove d’apprendimento.

Quindi, secondo la teoria della modificabilità e della mediazione, all’origine delle funzioni mentali più elevate troviamo il processo di apprendimento in cui l’interazione tra soggetto ed ambiente attraverso il supporto dell’educatore, è fondamentale. La modalità di interazione tra ambiente-educatore-soggetto è alla base della maggior parte dei cambiamenti strutturali che intervengono nell’apparato cognitivo umano. Il mediatore deve essere in grado di individuare, scegliere, predisporre alcuni degli stimoli che raggiungono il soggetto, in modo tale da farli diventare accessibili alla sua comprensione.

Feuerstein propone questo schema:

 

Il modo in cui un mediatore costruisce il mondo di chi è affidato a lui, non è bombardandolo di stimoli, ma selezionandoli, controllandoli, riordinandoli, spiegandoli; rendendo, in questo modo, accessibile alla sua mente il mondo che lo circonda. In questa maniera la cultura viene volontariamente trasmessa, l'intelligenza sviluppata.

Evidentemente il mediatore non si porrà come una barriera tra organismo e mondo esterno, filtrando tutto ciò che dall’ambiente giunge al fanciullo, il suo ruolo è quello di far focalizzare l’attenzione sui dati rilevanti, di individuare gli stimoli che hanno bisogno di adattamento per essere utilizzati nel migliore dei modi, suscitando nel soggetto attenzione,  presa di coscienza, consapevolezza. L’adulto aiuta ad organizzare ed ordinare le informazioni; ne regola l’intensità, la frequenza e la sequenza con cui vengono presentate;  aiuta ad evidenziare relazioni di tipo temporale, spaziale, causale, facilitando l’acquisizione di strumenti cognitivi ed affettivi che rendano tali processi progressivamente sempre più autonomi ed indipendenti dall’esterno. L’obiettivo finale di un buon mediatore è quello di scomparire, cioè di portare il soggetto a raggiungere un’autonomia tale da non aver più bisogno di essere guidato. 


 

Feuerstein fornisce “suggerimenti” operativi per mettere in pratica il concetto di mediazione ed organizza questi suggerimenti suddividendoli in quelli che definisce: I criteri della Mediazione.

  1. L’intenzionalità e la reciprocità:
  2. Mediazione della trascendenza
  3. Mediazione del significato
  4. Sentimento di competenza.
  5. Regole di comportamento.
  6. Senso di condivisione
  7. Individualità e differenziazione psicologica.
  8. Ricerca, scelta conseguimento degli scopi.
  9. Creazione di un sentimento di sfida verso sé stessi con l’obiettivo di migliorarsi
  10. Coscienza della modificabilità.
  11. Individuazione dell’alternativa ottimista.
  12. Sentimento di appartenenza.