Grandi e piccoli: un girotondo intorno alla vita


Dici:

è faticoso frequentare i bambini.

Hai ragione.

Aggiungi:

perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.

Ti sbagli.

Non è questo l’aspetto più faticoso.

È piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi,

fino all’altezza dei loro sentimenti,

ad estendersi, allungarsi, sollevarsi

sulla punta dei piedi

per non ferirli.[1]

L’uomo è un essere sociale, ha bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi amato e desiderato e di poter dare, a sua volta, amore agli altri. Ha bisogno di sapere che può contare sull’aiuto dei suoi simili e che egli stesso è in grado di fornire aiuto a chi ne ha bisogno. Tutto ciò avviene se ci si sente parte di una collettività: aspetto essenziale dell’esperienza umana, vitale nello sviluppo del bambino.

Nella scala dei bisogni umani disegnata da Maslow il sentimento di appartenenza è considerato elemento essenziale all’equilibrio psicologico dell’individuo, di ogni individuo, in particolare nella fase iniziale della vita quando si è dipendenti dal mondo adulto.

L’infanzia è parte di noi, di noi come società in quanto circa un quarto della popolazione è formata da bambini in fase evolutiva, di noi come persone perché  le nostre radici si tuffano nei primi anni di vita, anni che influenzano in modo determinante lo sviluppo della personalità.

L’infanzia è la risorsa, soggettiva, sociale, emotiva, più preziosa della comunità umana, contiene una grande ricchezza di significati e potenzialità e si pone come valore etico su più piani:

  • l’infanzia è una soggettività sociale portatrice di bisogni ed interessi collettivi. Dare ai bambini la sensazione di appartenere ad un gruppo, al proprio gruppo, vuol dire dare una risposta ad un bisogno della società stessa.
  • L’infanzia è composta da bambini veri, in carne ed ossa, con cui entriamo quotidianamente in contatto. Se riusciamo ad interagire con loro in maniera aperta e flessibile, accogliendo le loro esigenze e facendoli sentire parte attiva del nostro mondo, abbiamo la possibilità di scoprire in noi risorse inattese, di crescere professionalmente ed individualmente, di acquisire nuovi strumenti di riflessione ed introspezione.
  • L’infanzia è una dimensione temporale, che per quanto spesso dimenticata se non addirittura rimossa, continua a conservare un’importanza determinante anche nella vita adulta. Un’infanzia serena, in cui si è sperimentata la gioia di sentirsi amati e rispettati, è una fonte vitale a cui attingere energia per sempre. Nelle tragiche situazioni in cui un bambino viva esperienze portatrici di ferite e lacerazioni, affronti situazioni di abbandono, maltrattamento ed incomprensione, rimane in un lui una traccia indelebile, difficile da decifrare e comprendere ma che non può e non deve essere rimossa, al contrario, va elaborata affinché non condizioni negativamente il suo modo di affrontare i fatti della vita. E’ nelle mani degli adulti che lo circondano predisporre un ambiente attivo e modificante che lo faccia sentire ben funzionante ed integrato, favorendo, in tal modo, la rielaborazione dei traumi subiti. Dare ai bambini il calore dell’appartenenza vuol dire accogliere anche la parte di noi stessi che è legata alla nostra infanzia, accettando le esperienze negative e valorizzando quelle positive;  ciò permetterà di trovare in noi linguaggi e modalità operative che ci aiutano a capire l’infanzia di chi è a noi, oggi, affidato.
  • L’infanzia è un atteggiamento mentale di continua scoperta, sorpresa e meraviglia. E’ un atteggiamento che guarda al mondo con l’attenzione e la concentrazione che si dedica a ciò che non si sa e che si desidera conoscere.“Lo spirito dell’infanzia è la capacità di vivere la dimensione del presente, di stupirsi ad ogni istante [ omissis ] è la capacità risanante di ridere, di vivere e di esplicitare intensamente le emozioni piacevoli o spiacevoli, è sorgente di gioia ed entusiasmo, è apertura piena alla relazione interpersonale”[2]. Riuscire a trasmettere la sensazione di essere parte integrante dell’ambiente in cui si vive, non solo  permette ai bambini di rafforzare questo loro prezioso atteggiamento mentale, ma garantisce all’adulto la possibilità di mantenerlo vivo ed attivo, o di accedervi nuovamente, di riscoprirlo e farlo proprio, ritrovando una nuova giovinezza nel proprio essere parte insieme ai bambini di un un’unica società.

Mediazione del senso di appartenenza

Feuerstein, parlando della mediazione del senso di appartenenza che funge da sostegno e coronamento a tutti gli altri criteri della mediazione, ha voluto sottolineare  il fatto che la funzione essenziale dell’educazione è quella di rendere ogni singolo individuo in grado di partecipare attivamente ed utilmente alla vita della collettività in cui è inserito, a partire dal piccolo contesto familiare fino ad arrivare al concetto di appartenenza al genere umano.

Se si riesce a creare una relazione caratterizzata da:

  • genuinità e trasparenza, nella quale si esprimono i propri veri sentimenti;
  • accoglienza e considerazione dell’altra persona come individuo diverso e separato da noi, ma con il quale interagiamo per creare un contesto unico e condiviso;
  • sensibilità nel vedere il mondo dell’altra persona e lei stessa nel modo in cui lei si vede, senza perdere il proprio punto di vista, ma disponibili ad un confronto paritario in cui insieme si giunga ad una visione del mondo più ampia e completa;

allora l’altra persona coinvolta nella relazione:

  • vivrà e capirà degli aspetti di sé che in precedenza aveva represso, vivrà e capirà degli aspetti delle persone con cui vive che in precedenza non riusciva a cogliere;
  • si troverà ad essere più integrata, sia interiormente valorizzando i vari aspetti del suo sé, sia a livello di gruppo in un’interazione positiva con gli altri.
  • diventerà più simile alla persona che desidera essere e maggiormente in sintonia con l’ambiente in cui è inserita;
  • sarà più autonoma e sicura di sé;\diventerà più comprensiva e più aperta verso gli altri;
  • sarà in grado di affrontare i problemi della vita in maniera più adeguata e tranquilla, realizzando i propri desideri e rispondendo alle esigenze di chi ha intorno.

Dalla tradizione culturale ebraica, a cui Feuerstein fa riferimento sia formalmente che informalmente, possiamo trarre un midrash (parabola) che ne esplicita il senso profondo[3]:

Quando il Signore creò l’uomo per affidargli la Terra, esitò un poco: con quale polvere lo avrebbe creato? Egli sapeva che gli uomini sarebbero stati un po’ orgogliosi, un po’ presuntuosi… Se avesse scelto la terra dell’Europa, gli uomini bianchi avrebbero potuto dire agli altri: Noi siamo più importanti di voi perché è con la terra del nostro paese che è stato creato il primo uomo!”

Ma lo stesso sarebbe potuto capitare se avesse creato il primo uomo con la terra dell’Africa o con quella dell’Asia…

Il Signore Dio sorrise tra sé e sé: “No, questo non succederà! Gli uomini alla nascita devono essere tutti uguali: solo il loro comportamento li renderà migliori o peggiori.”

Il Signore, allora, allungò la sua mano potente verso la terra e prese un pizzico di polvere da ogni parte del mondo per inviare un chiaro messaggio all’umanità: tutti condividono la stessa origine.

Poi impastò la polvere, la modellò, le diede la forma dell’uomo e soffiò nelle sue narici il proprio alito divino.

E’ questo soffio che rende l’uomo “simile e somigliante” a Dio, in qualunque parte della Terra egli sia nato.Gli uomini, tutti gli uomini, indifferentemente dalla provenienza, dalla cultura, dalla religione professata, dalla nazionalità, dal livello sociale, dalle usanze e dalle tradizioni seguite, sono figli di un unico individuo che comprende in sé “la polvere” di tutte le generazioni future. Gli uomini, pertanto, sono tutti fratelli: imperativo categorico dell’educazione, quindi, è quello di valorizzare il senso di fratellanza che dovrebbe unire tutti gli appartenenti all’umanità.

Il bambino, afferma Alice Miller[4] “ha un enorme bisogno di trovare nell’adulto un compagno sia sul piano psichico che su quello fisico. Per consentire al bambino di estrinsecare pienamente tutte le sue potenzialità, tale accompagnamento deve avere le seguenti caratteristiche:

1. attenzione nei confronti del bambino;

2. rispetto per i suoi diritti;

3. comprensione per i suoi sentimenti;

4. disponibilità ad imparare dal suo comportamento alcune cose:

      a. sulla natura di quel singolo bambino

      b. sul proprio “essere bambino”

      c. sulla natura della vita affettiva che nel bambino si può osservare molto più chiaramente che nell’adulto in  quanto il bambino può vivere i propri sentimenti in modo molto più intenso e, nel caso ottimale, in modo meno contraffatto che non l’adulto.


[1] Janusz Korczac Citazione in Filliozat, Le emozioni dei bambini, Edizioni Piemme. Casale Monferrato (Al) 2004

[2] Claudio Forti, Preziosità dell’infanzia, riflessioni per un’etica dalla parte del bambino  Minori e Giustizia –N. 3 2005, Edizioni Franco Angeli.

[3] Jael Kopciowski, C’era una volta e c’è ancora la Bibbia,  Edizioni Paoline

[4] A. Miller, La persecuzione del bambino, Bollati Boringhieri, Torino 1987