Simona Valinotti

 

È un’educatrice non vedente di Torino, si occupa di autonomia, orientamento, autonomie personali e di base e tiflologia in favore di persone disabili della vista. Ha conosciuto il metodo Feuerstein nei primi anni del 2000  attraverso un corso svolto all’Istituto Rittmeyer[1]. Ha poi ripreso il contatto con il pensiero Feuerstein nel 2017 non solo per avere ulteriori metodologie di lavoro ma anche per lo sviluppo delle strutture cognitive, le autonomie e la percezione del sé.

 Segue ragazzi inseriti nel circuito scolastico, diversi adulti ed anziani; Le persone con cui lavora spesso presentano problematiche che vanno al di là del disturbo visivo. Il suo lavoro principale consiste nel creare immagini mentali per orientarsi, aumento della motricità fine, gestione delle problematiche legate alla disabilità e alla gestione della frustrazione [2].  

L’adattamento degli strumenti presenta vari punti di criticità, anche perché nella pratica vanno adattati diversamente per ciascun utente. Al momento, sono le singole persone a scegliere di venire da lei, portando una serie di difficoltà. Al di là degli strumenti in sé, usa la metodologia e la filosofia Feuerstein soprattutto per il colloquio, la conoscenza, la gestione della rete interdisciplinare e il lavoro con i bambini piccoli, con alcuni dei quali usa anche le stimolazioni basali vista la presenza di patologie gravi o gravissime. Inoltre, lavora:

-        con pazienti affetti da Alzheimer o Parkinson, che presentano difficoltà a gestire il proprio corpo - e richiedono perciò di inventare e adattare gli strumenti,

-       con adolescenti che hanno difficoltà di interazione con i coetanei e quindi vengono esclusi, non riuscendo ad instaurare una relazione corretta,

-       con bambini con problemi comportamentali (ad esempio, ADHD). Nell’ultimo anno, collabora con l’istituto IERFOP occupandosi della creazione e sperimentazione di ausili per persone autistiche che presentano disabilità sensoriale visiva grave.



[1] Istituto per la minorazione visiva di Trieste. Il corso di formazione era rivolto ad educatori per persone con disabilità visiva ed ha previsto l’utilizzo degli strumenti tattili per i partecipanti affetti da minorazione visiva (4 su 21 partecipanti)

[2] Gli aspetti cinestetico, tattile, uditivo e di integrazione sensoriale sono tradizionalmente poco presenti nella cultura occidentale, ma negli ultimi tempi si è rivelato sempre più come siano fondamentali. Le esperienze di Simona non sono utili e sfruttabili solo per i non vedenti, ma per chiunque.